Blog di Psicologia Psicologo Padova

Adriano Legacci

10 strategie per eliminare l’ansia

By: | Tags: | Comments: 0 | luglio 7th, 2017

Strategie per eliminare l’ansia. Immediate, prodigiose, infallibili.

Guarda il video, leggi, girati dall’altra parte, e torna a dormire. Oppure…

 

Ti senti in ansia e non sai perché. E vuoi una lista di 10 strategie per eliminare  l’ansia. Subito. Ottimo.
Internet e le librerie sono pieni di trucchi, strategie, consigli, manuali per eliminare l’ansia. Sono tutti straordinariamente efficaci. Li hai provati tutti, ma non ti sono serviti a niente. Perché?

L’ansia non è una malattia -finché tu non le permetti di diventare tale. E’ un tuo prezioso alleato. E’ la voce di un Dio interno. E’ una delle opportunità che la natura mette a tua disposizione per evolverti. Per uscire da uno stato vegetativo e raggiungere un livello evolutivo superiore.

 

E qui cominciamo male. Ho capito che ti senti offeso. O sentito la tua obiezione:
“Stato vegetativo? Io? Di che stai parlando”?

Una premessa importante: il tu utilizzato in questo articolo è un tu  poetico. Questo articolo non riguarda proprio te. Riguarda amici, conoscenti, persone che abitano in un’altra città. O perfino in un altro pianeta.  Osservandole con attenzione e distacco, forse puoi perfino apprendere qualcosa su te stesso.
Smetti di leggere. Adesso. Oppure, se hai tempo da perdere, ascolta un momento.

 

 

Strategie per eliminare l’ansia. Lo stato vegetativo.

 

Nell’accezione medica comune viene considerato stato vegetativo una condizione  caratterizzata da uno sttao di veglia, senza contenuto di coscienza e consapevolezza di sé e dell’ambiente circostante.
Si considera un soggetto in stato vegetativo quando:

  • gli occhi sono aperti, abitualmente presenta una mobilità oculare e delle palpebre ma non segue con lo sguardo uno stimolo visivo
  • non ha alcuna coscienza di sé né dell’ambiente circostante
  • è presente il ciclo sonno-veglia
  • mostra schemi riflessi di movimento in risposta a stimoli dolorosi, non volontari
  • compie movimenti spontanei stereotipati, non finalistici
  • può presentare alcuni riflessi arcaici tra cui movimenti di masticazione, deglutizione, smorfie del viso, sbadiglio, presa della mano (grasping)
  • può riacquisire il respiro autonomo e la deglutizione
  • i pazienti in uno stato vegetativo persistente possono seguire cicli sonno-veglia, oppure restare in uno stato di veglia cronico. Possono mostrare alcuni comportamenti che possono essere il prodotto di un parziale stato di coscienza, come il digrignamento dei denti, ingoiare, singhiozzare, sorridere, lacrimare e piangere, fare moine, farfugliare, sbuffare, oppure urlare senza alcuno stimolo esterno apparente

 

Una situazione drammatica, vero? Per fortuna non ti riguarda. Non riguarda proprio te. Riguarda qualcun altro.

 

Vediamo un po’ meglio, punto per punto,  questa faccenda dello stato vegetativo.
1. Gli occhi sono aperti, abitualmente presenta una mobilità oculare e delle palpebre ma non segue con lo sguardo uno stimolo visivo.
Non lo sai, ma trascorri la maggior parte del tuo tempo in una trance ipnotica. Il tuo sguardo e la tua attenzione sono concentrati su una piccola porzione del tuo campo visivo e di coscienza. Che include oggetti e progetti piccoli o grandi, non fa differenza: un foglio, una penna, una chiave inglese, un monitor, la rata del mutuo, la pianificazione della strategia per invadere il mondo. Non fa differenza.
Oppure il tuo sguardo e la tua attenzione sono rivolti verso l’interno, nella contemplazione del passato o del futuro. Entrambi luoghi e tempi inesistenti, astrazioni della mente. Eppure è proprio lì che trascorri la maggior parte del tuo tempo.
Quante sono le persone che incroci per strada che vedi realmente, di quante persone incroci lo sguardo? Quanti sono i panorami che guardi, e che vedi realmente?

 

2. Non ha alcuna coscienza di sé né dell’ambiente circostante
.

Credi di conoscerti. Ma, credimi, non sai chi sei; ne hai un’intuizione vaga. Conosci il tuo nome, il grado, e il numero di matricola (quando li conosci). Il resto l’hai dimenticato. Eppure un tempo lo sapevi. Poi sei andato a scuola…
Del mondo esterno percepisci ombre in movimento, illusioni. Morgane e allucinazioni, e le chiami “realtà”. Quello che vedi è frutto della tua immaginazione –eppure lo dai per scontato, e non contempli un’alternativa. Vedi il mondo attraverso lenti deformanti: le immagini sono alterate. Vedi esattamente ciò che ti hanno insegnato ad aspettarti di vedere. Il resto non entra nel tuo campo di coscienza.
Mi hanno raccontato di un esperimento fatto con due gatti. Il primo era stato allevato in un ambiente completamente privo di linee verticali. Nell’ambiente del secondo erano state eliminate le linee orizzontali. Una volta inseriti nel mondo reale, il primo gatto urtava continuamente contro le gambe delle sedie e dei tavoli. Le linee verticali, non previste, non potevano essere percepite. Il secondo ruzzolava sempre dalle scale.

Può darsi che ti venga in mente qualcosa che ti riguarda?

 

3. E’ presente il ciclo sonno-veglia.

Dormi, ti svegli, dormi, ti svegli. Tutto regolare (lo è davvero?)

 

4. Mostra schemi riflessi di movimento in risposta a stimoli dolorosi, non volontari


Ti urtano, sobbalzi. Ti feriscono, senti dolore.Tutto regolare (tutto regolare?)

 

5. Compie movimenti spontanei stereotipati, non finalistici
.

Di quante delle azioni che compi ogni giorno sei consapevole? La maggior parte delle cose che fai e che dici hanno un carattere “inerziale”. Come una palla di biliardo, hai ricevuto nei primi anni della tua vita un colpo di stecca. Hai preso la direzione che quel colpo ti ha impresso. E continui a mantenerla. Vai avanti per inerzia.

 

Quante delle cose che fai ogni giorno sono frutto delle tue scelte consapevoli? Hai appena risposto “tutte”. E hai appena sbagliato risposta.

 

In effetti la faccenda è andata diversamente: abbiamo visto qualcuno che faceva le cose in un certo modo, ci hanno spiegato da bambini che le cose si fanno in quel modo; ci abbiamo creduto. E adesso continuiamo all’infinito a filare spediti nella stessa direzione. Senza chiederci perché, senza provare a immaginare se esistano vie diverse. Pensiamo sempre nella stessa maniera, parliamo sempre nello stesso modo, ci rapportiamo con modalità stereotipate, entriamo nelle relazioni sentimentali sempre con il medesimo stile, facciamo l’amore a 30-40 anni come lo facevamo a 18. Siamo bambini, e non lo sappiamo. Abbiamo 20 – 30 – 40 – 50 anni e l’età mentale di un preadolescente, ma non lo sappiamo.

 

Però ci viene l’ansia. O la depressione. O ci vengono gli attacchi di panico. E ci lamentiamo.

 

L’ansia sta cercando di salvarci la vita. Non di garantire la nostra sopravvivenza biologica, ma di ricordarci che stiamo sprecando la straordinaria opportunità che abbiamo avuto, ricevendo la vita. La vita ricevuta, questa straordinaria manifestazione dell’esistenza, è una matrice di potenzialità. Ma si tratta di fatto di una matrice vuota, in possibile divenire.  Sta a noi riempirla, e darle significato.  Sta a noi scegliere se vivere la nostra vita arricchendola di spirito e consapevolezza, o rimanere ciò che siamo al momento della nascita: uno sbalorditivo potenziale non realizzato. Un contenitore vuoto. Puoi metterci dentro tutte le informazioni, le nozioni, le abilità tecnice, l’erudizione di questo mondo, di quell’altro e di quello di mezzo. In assenza di spirito e consapevolezza resterà desolatamente vuoto.

 

6. Può presentare alcuni riflessi arcaici tra cui movimenti di masticazione, deglutizione, smorfie del viso, sbadiglio, presa della mano, capacità di digitare velocemente e meccanicamente sulla tastiera.

Ok, fin qui ci siamo.

 

7. Può riacquisire il respiro autonomo e la deglutizione.


Sì, respiri, mangi, bevi. E’ innegabile.

 

Strategie per eliminare l’ansia. L’ansia non è una malattia.

L’ansia non è una malattia. Gli attacchi di panico non sono in senso stretto una malattia. Non sono neanche sintomi da sedare con  10 strategie per eliminare l’ansia o, peggio ancora, con uno psicofarmaco.

Cerca di prendere quello che ti dico cum grano salis. Non ti sto dicendo che l’ansia e gli attacchi di panico siano amiconi piacevoli e divertenti, e debbano essere ospiti e convitati graditi alla tua tavola. Non ti sto dicendo aggiungi un posto a tavola e accogli l’ospite con gioia. Non ti sto dicendo che devi accudirlo, nutrirlo e magari sposartelo e trascorrere insieme a lui il resto della tua vita.

Ti sto solo dicendo che -finchè tu non permetti loro di devastarti la vita- puoi considerare l’ansia e il panico come  preziosi messaggeri, e perfino alleati,  del tuo Sè profondo alla ricerca di un varco e di una possibilità

L’ansia e il panico sono il richiamo della nostra natura profonda, sana e selvaggia; morta, mortificata, reificata – o mai nata. Sono il richiamo possente del dio Pan, sepolto dentro di noi. Sono la voce antica e profonda, che riecheggia dal centro della terra, del dio Pan. Il dio delle creature naturali, della foresta, dell’abisso, del profondo.

 

Plutarco nel suo De defectu oraculorum racconta di come Pan sia stato l’unico dio a morire. Durante il regno di Tiberio (14–37), la notizia della sua morte venne rivelata a tale Tamo (Thamus), un mercante fenicio che sulla sua nave diretta in Italia sentì gridare, dalle rive di Paxos: “Tamo, quando arrivi a Palodes annuncia a tutti che il grande dio Pan è morto!”. Gli studiosi si dividono tra il significato storico e quello allegorico. Secondo Robert Graves, per esempio, il grido non fu Thamous, Pan ho megas tethneke, “Tamo, il grande dio Pan è morto”, ma Tammuz Panmegas tethneke, “L’onnipresente Tammuz è morto”, cioè il dio babilonese della natura, a indicare così la fine di un’oscura era politeista, di cui aver “timor panico”, e l’inizio di un nuovo mondo sotto la luce dell’educazione, dei nuovi credi religiosi e della civiltà. La fine di un’era, l’inizio di un’altra. La perdita -che genera un’oscuro e possente grido di dolore- della tua natura libera, divina e selvaggia.

 

Tu, che  stai cercando 10 strategie per eliminare l’ansia, ti sei svegliato gridando la notte scorsa? Ora sai da dove veniva, e di chi era, quel grido.

 

Strategie per eliminare l’ansia. Come far tacere una voce divina.

L’ansia è il bisbiglio costante di un dio. L’attacco di panico è il lamento possente del signore dei campi e delle selve, del dio dell’abisso e del profondo. L’unico, tra gli dei, ad essere morto –all’avvento della civiltà. (Cfr. Freud, S.  Il disagio della Civiltà).
L’ansia, e l’attacco di panico, sono l’esito dell’orma indelebile che la tua natura selvaggia e divina hanno lasciato dentro di te. Sono un invito, un viatico e una speranza.

 

 

Che cosa ti bisbiglia l’ansia?
“Sei in dormiveglia. Non ti rilassare, non scivolare nel sonno perenne. Resta vigile. Esci dal torpore, smetti di vegetare! Svegliati, svegliati adesso, prima che sia tardi. Vuoi che ti lasci in pace? Posso farlo, ma sarà l’inizio della fine delle tue speranze di rinascita”.

 

Che cosa ti grida l’attacco di panico? 
“Pan è morto. Il grande Pan è morto!”. Un lamento lugubre e profondo attraversa il mare, scuote la terra, si alza fino al cielo. Hai rinnegato la tua natura divina: non eri dio in terra? Non hai assunto solo una forma umana: sei diventato una salma. Un contenitore vuoto -eppure ancora ricco di potenzialità. E ti stai dimenticando chi sei, da dove vieni, dove vai. Ti stai dimenticando le sole ragioni importanti per le quale sei stato inviato su questo pianeta: vivi con consapevolezza; conosci te stesso; coltivati e lasciati crescere; divieni migliore dei tuoi antenati; diventa migliore di quello che tu stesso eri ieri e consenti ai tuoi figli, le tue frecce scagliate verso il futuro, di divenire migliori di quello che tu sei diventato.

 

 

10 strategie per eliminare l’ansia. Ma sei sicuro?

Hai un attacco di panico e ti lamenti? Il dio Pan, il grande Pan, parla attraverso di te, e tu ti lamenti? Sei il portavoce di un dio e ti lagni? Una voce che arriva da un luogo collocato oltre il tempo e oltre lo spazio risuona attraverso il tuo essere persona e ti ricorda che sei nato ma non sei nato; che eri nato e che hai mortificato le tue potenzialità evolutive. Che sei rimasto cieco e sordo di fronte allo spettacolo sublime – affascinante e terrifico- del tuo teatro interno. Di quel magnifico palcoscenico che ha per tetto il cielo, per spettatori gli angeli e i demoni, per pavimento l’abisso.

Svegliati!

E tu stai cercando in Internet 10 strategie per eliminare l’ansia, per sconfiggere il panico? Cercheresti 10 strategie efficaci per svitare il led luminoso che nella tua automobile ti segnala la mancanza di benzina o di olio nei freni? Saresti uno sprovveduto se lo facessi.
Cercheresti 10 strategie efficaci per disattivare l’allarme antincendio di casa tua, perché quella sirena è così fastidiosa? Cercheresti 10 strategie efficaci per impedire al tuo corpo di segnalarti attraverso un disagio fisico ed emotivo, che ha fame, ha sete, ha bisogno di sonno? Fallo pure. E’ una tua scelta.

 

 

10 strategie per eliminare l’ansia. Forse non sono 10.

Adesso, vuoi ancora le 10 strategie per vincere l’ansia, per combattere  gli attacchi di panico? Ti rivelo un segreto. Le 10 strategie efficaci sono in effetti solo 9, ma me ne ricordo solo 8, di cui una l’ho dimenticata. Delle 7 rimanenti, a pensarci bene un paio non sono particolarmente efficaci, ne restano 5, come il numero degli Evangelisti:

1. Smettila di imbrogliarti
2. Svegliati
3. Trovati un maestro, un coach, un guru o, se vuoi osare molto, uno psicoterapeuta. Trova una persona che ti sappia guidare verso livelli evolutivi superiori. Amala, odiala. Ringraziala – non smettere mai di dirle grazie. Salutala. E procedi da solo lungo lo spazio delle varianti.

 

 

E adesso leggiti queste 7 strategie per eliminare l’ansia

Fonte: HUFFINGTON POST. “Ansia. 7 consigli dagli esperti per combatterla”.
Se anche a te, come a me, queste strategie per eliminare l’ansia hanno fatto venire l’ansia, non dire che non ti avevo avvisato.

 

1 IDENTIFICA LA CAUSA: COSA TI PROVOCA ANSIA?
Innanzitutto bisogna capire qual è la causa del problema. Basta concentrarsi e farsi la domanda: “cos’è esattamente che mi mette ansia?”. Un problema a lavoro? In famiglia? Il rapporto con qualcuno? Uno volta capito questo il prossimo passo e rispondere: esiste una soluzione oppure no? Se esiste, gran parte del lavoro è fatto, altrimenti bisogna accettare l’incertezza e dirsi che l’ansia è una manifestazione normale ma improduttiva del problema.

2 PROGRAMMA UN APPUNTAMENTO CON L’ANSIA
Secondo Robert Leahy dell’American Institute for Cognitive Therapy bisogna programmare uno spazio dedicato alle preoccupazioni, un appuntamento settimanale in cui sedersi, anche per 20 minuti, e capire cos’è che ci tiene svegli la notte. Molti pensano che questo non faccia che peggiorare l’ansia ed invece, secondo l’esperto, aiuta a riacquistare controllo.

3 FAI UN RESPIRO, ANCHE NON TROPPO PROFONDO
Una delle caratteristiche dell’ansia è proprio che il respiro si fa corto e difficile. “Un buon respiro anche se breve può rimettere in circolo il processo respiratorio”, secondo lo psicologo clinico Dave Carbonell, autore di “The Panic Attacks Workbook”. Si rilassano così le spalle e i muscoli e si espelle aria per respirarne di pulita.

4 RICORDATI DELL’AMBIENTE CIRCOSTANTE
Se si è seduti, bisogna alzarsi e viceversa, l’ideale sarebbe cambiare interamente ambiente e visuale. Ma basta giocare con il volume della propria voce e spostare lo sguardo su qualcosa di diverso. Il corpo diventa così un mezzo liberatorio che ci fa sentire in controllo e ci fa uscire dalla trappola creata dalla nostra mente, riconnettendoci con il mondo esterno.

5 FAI QUALCOS’ALTRO
Allo stesso modo, se stai provando a dormire da più di 15-20 minuti conviene alzarsi e cambiare attività, facendo qualcosa di rilassante, come legger un libro o fare un bagno o anche uno show in tv.

6 RIPETILO FINO ALLA NOIA
Identificata la causa dell’ansia va ripetuta ad alta voce o nella propria testa, come un mantra, finché non ci fa sbadigliare. Ad esempio se abbiamo paura di perdere il lavoro si può provare con “Potrei perdere il lavoro, potrei perdere il lavoro, potrei perdere il lavoro…”. A quel punto non neutralizzeremo la paura ma la renderemo così noiosa che non riusciremo più a darle lo stesso peso.

7 CI VUOLE TANTA PRATICA
Non basta provare a rilassarsi quando si è in ansia, va fatta della “prevenzione”. Durante il giorno quindi, bisogna riservare degli slot di tempo a delle attività che ci rilassano come può essere lo yoga, la lettura di un libro, un hobby, ma anche le pratiche di respiro e focalizzazione su un pensiero felice.
(N.d.A. in questo caso è sconsigliato ripetere come un mantra “potrei perdere il lavoro”)

 

 

Bibliografia per Strategie per eliminare l’ansia

Ansia

Attacchi di panico

Test dell’ansia

 

 

 

Leave a Reply